risanamento muri Ediltetto Lago Maggiore

prodotti per la protezione di pavimenti in cemento

risanamento muri Varese
risanamento pavimenti Edilterro Lago Maggiore
controllo fessurazioni Edilterro Lago Maggiore

Oggi è possibile risanare il calcestruzzo danneggiato mediante l’applicazione di ercole previa pulizia e impermeabilizzazione dell’esistente con evercrete vetrofluid o evercrete pavishield e successiva protezione con Gi.Gi. Sealer.

Pavimentazione risanata con Ercole

Ercole è un rivestimento cementizio per ripristino e resurfacing. Ercole è un prodotto marcato CE UNI EN 1504-2 e 1504-3. È un prodotto premiscelato in polvere che, applicato su calcestruzzo danneggiato o deteriorato, evita la necessità di demolirlo; ha una base cementizia, pronta all'uso, ed è progettato per l'utilizzo come rivestimento a basso spessore per calcestruzzo, asfalto, intonaco, legno, metallo e altre superfici. Ercole contiene la versione essiccata del copolimero di grande successo super-krete liquid concentrate ed una selezione di speciali additivi che assicurano una elevatissima adesione ai vari supporti. È un prodotto sviluppato in collaborazione con Super-Krete International inc di San Diego, CA-Usa.
vantaggi: pronto all'uso, da miscelare solo con acqua; utilizzato in applicazioni interne ed esterne; alta versatilità; facile utilizzo; eccellente adesione al supporto; resistente all'abrasione; resistente alle aggressioni atmosferiche, eccellente resistenza ai cicli di gelo e disgelo; resistente ai sali disgelanti; impermeabile; non riemulsionabile; ecocompatibile e sicuro; atossico.

Evercrete vetrofluid - impermeabilizzante antidegrado del calcestruzzo

Evercrete vetrofluid® è uno speciale impermeabilizzante antidegrado per il calcestruzzo. La sua formulazione a base di vetro liquido e uno specifico catalizzatore, permette al prodotto di penetrare fino a 40 mm di profondità nel calcestruzzo, sigillandone le porosità e diventando una barriera permanente nel tempo.

Evercrete pavishield - protettivo antidegrado per pavimentazioni industriali in calcestruzzo

Evercrete pavishield è uno speciale protettivo antidegrado per pavimentazioni industriali in calcestruzzo. La sua formulazione a base di vetro liquido e uno specifico catalizzatore, permette al prodotto di penetrare in profondità nel calcestruzzo, sigillarne le porosità, diventando una barriera permanente nel tempo.

Bonding agent - aggrappanteper saldare rivestimenti o ripristini a base di cemento portland con getti a basso spesso

Bonding agent è un prodotto polifunzionale che permette di saldare in modo definitivo rivestimenti o ripristini a base di cemento portland ad un supporto esistente, conferendo all'impasto cementizio proprietà non riscontrabili in nessun altro agente aggrappante, addittivo o modificatore.
si presenta in forma liquida e può essere utilizzato come aggrappante o come additivo all'impasto. Bonding agent è prodotto in italia da ecobeton in collaborazione con Super-Krete International inc di San Diego, CA-Usa.

Gi.Gi. Sealer - protettivo all'acqua per la protezione di pavimenti in cemento

Gi.Gi. Sealer è una finitura superficiale protettiva trasparente per pavimenti in cemento e per rivestimenti cementizi quali Ercole e Microbond. È incolore, non ingiallisce e costituisce una corazza superficiale protettiva in grado di aumentare la durabilità del rivestimento preservandolo da abrasioni, graffi e inibendo la penetrazioni di oli, sporcizia e inquinanti. È un prodotto bicomponente a base d'acqua destinato all'uso professionale.

Per calcestruzzi fortemente degradati si utilizza retin fix | sistema di ancoraggio - Retin Fix è un innovativo sistema di ancoraggio per fissare rivestimenti cementizi

Ripristinare senza demolire Retin Fix è un innovativo sistema di ancoraggio per fissare rivestimenti cementizi utilizzati per riparazioni strutturali.
il sistema garantisce adesione al supporto esistente ripristinando pavimentazioni fortemente degradate o ammalorate. Retin Fix è costituito da tasselli in pvc (fixer) studiati appositamente per essere posizionati come fissanti in una rete in fibra di vetro alcali resistente e rivestiti di cementizio fresco e per assicurare resistenza e durabilità nel tempo.

Oggi e’ possibile impermeabilizzare balconi e terrazze senza demolire la pavimentazione esistente mediante ercole, proteggendo la stessa con Gi.Gi. Sealer.

Ercole è un rivestimento cementizio per ripristino e resurfacing. Ercole è un prodotto marcato CE UNI EN 1504-2 e 1504-3. È un prodotto premiscelato in polvere che, applicato su calcestruzzo danneggiato o deteriorato, evita la necessità di demolirlo; ha una base cementizia, pronta all'uso, ed è progettato per l'utilizzo come rivestimento a basso spessore per calcestruzzo, asfalto, intonaco, legno, metallo e altre superfici. Ercole contiene la versione essiccata del copolimero di grande successo super-krete liquid concentrate ed una selezione di speciali additivi che assicurano una elevatissima adesione ai vari supporti. È un prodotto sviluppato in collaborazione con Super-Krete International inc di San Diego, CA-Usa.
Vantaggi: pronto all'uso, da miscelare solo con acqua; utilizzato in applicazioni interne ed esterne; alta versatilità; facile utilizzo; eccellente adesione al supporto; resistente all'abrasione; resistente alle aggressioni atmosferiche, eccellente resistenza ai cicli di gelo e disgelo; resistente ai sali disgelanti; impermeabile; non riemulsionabile; ecocompatibile e sicuro; atossico.

Gi.Gi. Sealer - protettivo all'acqua per la protezione di pavimenti in cemento

Gi.Gi. Sealer è una finitura superficiale protettiva trasparente per pavimenti in cemento e per rivestimenti cementizi quali Ercole Microbond. È incolore, non ingiallisce e costituisce una corazza superficiale protettiva in grado di aumentare la durabilità del rivestimento preservandolo da abrasioni, graffi e inibendo la penetrazioni di oli, sporcizia e inquinanti. È un prodotto bicomponente a base d'acqua destinato all'uso professionale.

Brickcover - protettivo specifico per pietra e laterizi

Brickcover è un protettivo antidegrado idrorepellente per pietra e laterizi che, grazie al suo catalizzatore, penetra in profondità nel supporto, lasciando inalterato l'aspetto superficiale della pietra. Difende la pietra dall'acqua, evita la formazione di muffe ed efflorescenze, mantiene l'aspetto naturale della pietra inalterato nel tempo.

Everwood - protettivo antidegrado per legno

Everwood è un protettivo permanente per legno che penetra nelle porosità e, reagendo con gli alcali contenuti nello stesso, protegge dall'assorbimento di acqua, umidità e inibisce la formazione di muffe e batteri.

Risanagel è il sistema di sbarramento chimico a basso impatto ambientale, pratico, veloce ed economico che viene applicato nelle murature affette da umidità. È una crema migrante ad effetto idrorepellente che forma uno scudo permanente e definitivo contro la risalita dell'umidità. Modificando la tensione superficiale tra acqua e pareti capillari, crea una pressione verso il basso che impedisce all'acqua di risalire. Risanagel evita il l'insorgere di problemi strutturali dovuti all'azione dell'acqua, ristabilisce il benessere abitativo e risolve il problema dell'umidità di risalita. Attraverso l'applicazione di antisale, dopo il trattamento di iniezione di risanagel, si evita l'insorgere di efflorescenze saline, la formazione di macchie, muffe e il distacco di intonaco. Solo l'utilizzo di un sistema che preveda l'abbinamento di uno sbarramento con successivo trattamento antisale garantisce un trattamento definitivo ed efficace nel tempo.

Microsfere - additivo termoisolante per pittura muraria

Microsfere sono un additivo costituito da una miscela di sottili polveri in ceramica che, aggiunto alla pittura, garantiscono un miglioramento della capacità di isolamento termico ed un conseguente risparmio energetico. Sono delle sfere che al loro interno si presentano vuote e cave: la loro particolare conformazione permette di rifrangere il calore ed assicurare una conducibilità termica pari a λ = 0,1W/(m*K)Microsfere vanno aggiunte ad una qualsiasi pittura muraria e applicate su pareti interne e/o esterne e soffitti. La superficie pitturata, asciugandosi, contiene in sé uno strato duro e compatto di Microsfere. Questa sorta di pellicola ha un effetto termoriflettente: la ceramica riflette la radiazione di calore impedendo la trasmissione termica attraverso il rivestimento. Le Microsfere agiscono efficacemente sia in inverno che in estate: in inverno, applicate sulle pareti interne e sul soffitto, le Microsfere garantiscono una distribuzione uniforme del calore nella stanza e, limitando i moti convettivi di aria fredda e calda, riducono ad un grado la differenza di temperatura tra soffitto e pavimento. Il calore non si disperde attraverso le pareti ma rimane all'interno dell'unità abitativa. In estate, applicate sulle pareti esterne, le Microsfere inibiscono il surriscaldamento delle facciate causato dal sole e impediscono la trasmissione di calore attraverso le pareti, fenomeno che si verifica prevalentemente nelle ore notturne

 



Approfondimento: La corrosione dei ferri d'armatura

corrosione ferri Edilterro Lago Maggiore

La corrosione dei ferri d'armatura può essere un problema nelle strutture in calcestruzzo dal momento che produce ruggine (idrossido di ferro), che è molto espansiva.
Questa espansione fa aumentare la pressione interna fino alla rottura dello strato di calcestruzzo più esterno (espulsione del copriferro).

La corrosione delle armature è una delle maggiori cause di degrado del calcestruzzo e numerosi studi e metodi sono stati sviluppati per prevenirla.

La corrosione dei ferri d'armatura può essere un problema nelle strutture in calcestruzzo dal momento che produce ruggine (idrossido di ferro), che è molto espansiva. Questa espansione fa aumentare la pressione interna fino alla rottura dello strato di calcestruzzo più esterno (espulsione del copriferro). La corrosione delle armature è una delle maggiori cause di degrado del calcestruzzo e numerosi studi e metodi sono stati sviluppati per prevenirla.
Per prescrivere un calcestruzzo che resista alla corrosione, cioè che sia durabile, bisogna identificare le condizioni di esposizione. A quale meccanismo di degrado sarà esposto il calcestruzzo? La norma UNI EN 206-1 aiuta ad individuare, partendo dall'ambiente di esposizione, i requisiti minimi da richiedere per un calcestruzzo durabile.

Sfortunatamente non sempre il calcestruzzo in opera corrisponde a quello prescritto o testato in laboratorio, e questo a causa di svariati fattori quali il trasporto, le condizioni climatiche al momento della posa in opera, la compattazione, la stagionatura, ecc. Altre volte si deve intervenire su getti già esistenti anche molto vecchi per preservarli o per garantire la durabilità della riparazione.

Ecobeton Vetrofluid® è un'ottima soluzione per prevenire o contrastare il fenomeno della corrosione nel calcestruzzo. Spruzzato sul calcestruzzo lo impregna in profondità proteggendo i ferri d'armatura e il copriferro in modo sicuro e permanente. Sono note infatti le proprietà anticorrosive della materia prima di cui è composto Vetrofluid, il waterglass, al punto che viene comunemente impiegato nei detersivi per proteggere le parti metalliche delle lavatrici.

Approfondimento: Il fenomeno del POP-OUT

pop-out Edilterro Lago Maggiore

Il fenomeno del pop-out, cioè l'espulsione di piccole parti superficiali di calcestruzzo nelle pavimentazioni, accompagnato spesso anche da fenomeni di fessurazione, è generato dalla reazione tra un particolare tipo di inerte (silice alcali-reattiva), il cemento e l'acqua sotto forma di umidità di risalita.

L'inerte reagisce con gli alcali del cemento e tramite un fenomeno di idratazione da origine ad un processo espansivo dell'inerte stesso che provoca il pop-out o la fessurazione.
Il pop-out a tutt'oggi è una delle cause di degrado meno prevedibili e può manifestarsi fino a una decina d'anni dopo il getto del pavimento. Risulta quindi molto difficile cioè stabilire il decorso di un calcestruzzo che presenti tale fenomeno.

Ecobeton propone un valido aiuto per prevenire il fenomeno: Pavishield®.

Pavishield è waterglass modificato da uno speciale catalizzatore che lo fa penetrare fino a circa 30-35 mm nella pavimentazione. La reazione di Ecobeton Pavishield® avviene fra il silicato di sodio e gli alcali del cemento, sempre con un processo di idratazione ma in questo caso non espansivo. Vengono tolti in questo modo due dei tre componenti necessari per innescare il pop-out (cioè acqua e alcali), almeno per i primi tre centimetri corticali. Ecobeton Pavishield® inoltre aumenta la resistenza a compressione superficiale di circa 5-6 N/mm² , agendo da consolidante e quindi contrastando ulteriormente il pop-out.

Efficacia del trattamento
Pavishield® risulta molto efficace se usato come misura preventiva, magari in concomitanza con altre tecnologie quali la barriera al vapore; nella nostra esperienza il prodotto è risultato altrettanto efficace anche nel rallentare o addirittura fermare fenomeni di degrado già in corso. Tuttavia è bene precisare che ogni pavimentazione affetta da pop-out rappresenta un caso a sé, e che in alcuni punti dove il fenomeno è in stato avanzato non è facilmente arrestabile.

Metodologia di applicazione
Nelle pavimentazioni dove il fenomeno è già in atto, si procede in questo modo:
1. Rimozione dello strato superficiale (corazzatura al quarzo) tramite abrasione meccanica (carteggiatura). L'operazione è necessaria per garantire la penetrazione del prodotto, ostacolata dalla corazzatura che tende a chiudere le porosità del calcestruzzo.
2. Lavaggio del pavimento con macchina lavasciuga o idropulitrice. Questa operazione, oltre a garantire un fondo sufficientemente pulito, tramite l'operazione di bagnatura promuove l'innalzamento del livello alcalino nel calcestruzzo, necessario a far reagire Ecobeton Pavishield® .
3. Con il pavimento umido ma non bagnato (e cioè il giorno dopo il lavaggio), applicazione della prima mano di Pavishield® spruzzando il prodotto a bassa pressione (il prodotto va applicato a saturazione).
4. Dopo almeno 3-4 ore, applicazione della seconda mano di prodotto. In totale il consumo previsto è di circa 0.4-0.5 litri per m² , dato influenzato dalla porosità del calcestruzzo.
5. Entro 24 ore dalla seconda mano, procedere al lavaggio del pavimento per rimuovere eventuali eccessi di prodotto rimasto in superficie.
6. Riparazione della pavimentazione tramite Bonding Agent e Bond-Kote.
7. Applicazione di una mano di Ecobeton Pavishield® sopra le riparazioni fatte.

Approfondimento: Le pavimentazioni industriali

pavimentazioni industriali Edilterro Lago Maggiore

I pavimenti industriali vengono spesso considerati un'opera accessoria il cui unico criterio di scelta è il costo al metro quadrato e per cui non sempre vengono rispettate le regole dell'arte.

In quest'ottica è ovvio aspettarsi dei fenomeni di degrado patologico anche dopo pochissimo tempo dall'entrata in servizio del manufatto.

La materia fondamentale per la buona riuscita di un pavimento industriale, oltre alla manodopera, è il calcestruzzo (considerato pietra artificiale). Il calcestruzzo è il materiale con il quale si è maggiormente costruito in questo secolo e le ragioni si possono qui di seguito riassumere:

  • è economico in relazione ad altri materiali da costruzione
  • è facilmente messo in opera anche per quanto riguarda forme complesse
  • è compatibile con il ferro d'armatura in quanto hanno la stessa dilatazione termica
  • è facile da produrre

La durabilità del calcestruzzo è la capacità del materiale di durare nel tempo sottoposto ai degradi normali o aggressivi presenti nell'ambiente dove esso è usato. Il 42% dei degradi si può ricondurre al non adeguato confezionamento della materia prima. Il 22% per deficienze di messa in opera. Si può constatare, quindi, che i due terzi del degrado delle strutture è riconducibile all'opera umana, definito come degrado patologico che può dare origine a fessurazioni, scartellamento dovuto al gelo e disgelo e pop out. Ci sono altre forme di degrado, inteso come naturale, dovuto ciò al normale utilizzo della pavimentazione, come l'usura, lo spolvero del cemento, l'umidità di risalita e l'attacco chimico.

Ecobeton consiglia Pavishield come consolidante per pavimentazioni industriali. Previene i fenomeni di degrado, è un trattamento permanente e definitivo, in grado di migliorare la condizione e la composizione interna del calcestruzzo delle pavimentazioni industriali.

Approfondimento: Proteggere le opere d'arte

protezione opere d'arte Edilterro Lago Maggiore

La scultura è l'arte di dare forma ad un oggetto partendo da un materiale grezzo o assemblando assieme diversi materiali.

Fin dall'antichità l'uomo ha sentito l'esigenza di esprimere se stesso e di lasciare un segno nella storia. Un messaggio per i posteri, più o meno volontario. La scultura, come la pittura e l'incisione, è un'arte molto antica: in Egitto, intorno al XIV secolo a.C., erano già note tutte le principali tecniche scultoree.

Oggi come allora, la pietra è il materiale prediletto di tanti artisti: tra le loro mani questo materiale inerte prende forma e vita, diventando opera d'arte, elemento decorativo di palazzi e abitazioni o scultura da esterno che abbellisce il nostro giardino.

Come tutti i materiali che vengono sottoposti agli agenti atmosferici, anche la pietra necessita di protezione. Acqua, vento, cicli di gelo e disgelo possono danneggiare le opere d'arte in pietra, che per natura è anche habitat ideale di muffe e batteri.

Proteggere la pietra significa preservare il manufatto nel tempo.

Ecobeton Brickcover è un protettivo antidegrado idrorepellente ideale per la protezione della pietra decorativa e delle opere d'arte. Penetra nelle porosità della pietra lasciando inalterato l'aspetto superficiale. Non crea pellicole ed è traspirante.

Approfondimento: la deformazione della superficie (curling)

curling Edilterro Lago Maggiore

Uno dei tipi di degrado portano alla deformazione superficiale delle piastre è il curling.

Questa è la deformazione delle estremità e degli angoli di una piastra (riquadro o quadrotto delimitato da giunti di dilatazione) in assenza di carichi.

Se causata da una variazione di umidità questa deformazione è chiamata warping. Se causata da delta di temperatura, viene chiamata curling.

Nei getti sottili, se il suolo è umido, la parte inferiore del getto si matura in condizioni igrometriche ideali mentre la parte superiore subisce un'essicazione accelerata, specialmente in condizioni di forte ventilazione o irraggiamento diretto.

Fra le due facce del getto viene a crearsi uno sforzo differenziale dovuto al diverso ritiro igrometrico che porta all'imbarcamento della piastra.

Spesso si osserva un sollevamento degli angoli del quadrotto, anche se sono possibili specifici stati fessurativi.

Un rimedio efficace consiste nell'eseguire immediatamente la stagionatura umida del getto. L'utilizzo di Pavishield  come antievaporante assicura una corretta stagionatura del calcestruzzo anche nelle condizioni climatiche più estreme.

Nei getti spessi invece, (cioè di almeno 40-50 cm) si possono sviluppare alti gradienti di temperatura fra il lato superiore e quello inferiore del getto. In genere il calore di idratazione, cioè il calore sviluppato dalla reazione esotermica del cemento, può portare la temperatura all'interno del getto a livelli molto superiori di quelli della superficie. L'idratazione avverrà più rapidamente all'interno del getto che nella superficie, modificando così il coefficiente di creep del calcestruzzo: in pratica diminuisce la capacità di sopportare stress termici da parte del getto, e si creano delle fessurazioni.

Abbiamo osservato che tale problema si acuisce in alcuni periodi dell'anno ben definiti, in genere in primavera e in autunno.
Nei periodi di transizione infatti, non è raro che la temperatura notturna scenda anche oltre 10-12°C rispetto a quella diurna, condizione che favorisce appunto il curling da delta termico.

Approfondimento: Proteggere il legno dal degrado e dal tempo

degrado legno Edilterro Lago Maggiore

Il degrado delle strutture lignee è un fenomeno noto fin dall'antichità, e riguarda il fatto che con la complicità di umidità, batteri, muffe e funghi la fibra dei più comuni tipi di legno si degrada piuttosto rapidamente. Il problema è tipico dei nostri climi e riguarda soprattutto gli elementi lignei posti all'esterno (pompeiane, balconi, ecc) ed in particolare quelli a contatto con il terreno e gli agenti atmosferici. Fino a qualche anno fa il legno veniva trattato a pressione con Arsenico e Cromo (Chromated Copper Arsenate, CCA) un prodotto efficace ma molto pericoloso dal punto di vista ambientale, sia in fase di trattamento che di smaltimento del legno trattato. Dopo la messa al bando (contiene cromo esavalente) venne rimpiazzato con altri pesticidi a base di rame.

Questi pesticidi - utilizzati nei trattamenti in autoclave o legno autoclavato - sono meno nocivi per l'ambiente, tuttavia restano molto pericolosi per l'uomo in caso di combustione (incendio) o polveri generate dalla lavorazione (operazioni di segatura, carteggiatura, ecc) e in ogni caso meno efficaci del CCA.
L'alternativa all'autoclave è il trattamento a pennello con impregnanti o vernici, tuttavia la loro scarsa durata nel tempo li rende poco affidabili. Questo tipo di trattamento richiede una manutenzione molto frequente e comunque nella quasi totalità dei casi si tratta di prodotti chimici poco "amici" dell'ambiente. Bisogna riconoscere che il prezzo estremamente accessibile di questi trattamenti li rende molto diffusi nonostante l'efficacia veramente molto limitata nel tempo.
L'utilizzo del silicato di sodio come trattamento in autoclave per proteggere il legno ebbe inizio nei primi anni del 1800. James Vail, nel 1952 (Solubles silicates, their properties and use) raccomanda il silicato di sodio come trattamento protettivo per i pali del telegrafo, indicandone le caratteristiche di resistenza al fuoco e all'attacco delle termiti. Il portale wikipedia indica un rinato interesse della comunità scientifica internazionale per questo tipo di materiale.

Ecobeton propone Everwood, un prodotto completamente ecologico a base di silicato di sodio che coniuga l'efficacia e la durata del trattamento in autoclave alla facilità e convenienza dei trattamenti impregnanti. Grazie alla sua esclusiva formulazione, è in grado di penetrare in profondità nel legno e di impermeabilizzarlo e proteggerlo dall'attacco di funghi e batteri. La longevità del trattamento (non richiede manutenzione, cioè si applica una sola volta e basta) lo rende particolarmente interessante per tutte le strutture esposte, anche in ambienti aggressivi come gli ambienti marini.

Si propone una tabella che sintetizza le proprietà delle diverse tecnologie.

Approfondimento: La corretta maturazione dei getti: il curing

corretta maturazione dei getti Edilterro Lago Maggiore

L'importanza di una corretta stagionatura dei getti in cls non è mai sottolineata abbastanza. Un'operazione di maturazione appropriata, efficace e pratica assicura una maggiore qualità e durabilità del calcestruzzo.
Al giorno d'oggi è possibile progettare calcestruzzi che durino centinaia di anni, ne è un esempio il faro di Smeaton in Inghilterra ( Smeaton Eddystone lighthouse ) la cui base in calcestruzzo dura da 250 anni. Un calcestruzzo durevole, che possa essere utilizzato da più generazioni, è di fondamentale importanza per un futuro sostenibile: in questo senso la stagionatura gioca un ruolo importante nello sviluppo delle resistenze e nella durabilità dei getti.
Le nuove Norme Tecniche nel paragrafo 4.1.7 prescrivono che:

"tutti i progetti devono contenere la descrizione delle specifiche di esecuzione in funzione della particolarità dell'opera, del clima, della tecnologia costruttiva. In particolare il documento progettuale deve contenere la descrizione dettagliata delle cautele da adottare per gli impasti, per la maturazione dei getti, per il disarmo e per la messa in opera degli elementi strutturali. Si potrà a tal fine fare utile riferimento alla norma UNI EN 13670-1: 2001 "Esecuzione di strutture in calcestruzzo - Requisiti comuni".
Le prestazioni della struttura gettata sono quindi fortemente influenzate dalla messa in opera e dalla maturazione dei getti, detta anche stagionatura o curing.

Cos'è il curing?

Il curing comincia immediatamente dopo le operazioni di getto o di finitura (se si tratta di pavimenti), e implica il mantenimento delle appropriate condizioni di temperatura e umidità, sia all'interno che nella superficie del calcestruzzo, per una certa estensione di tempo. Un calcestruzzo adeguatamente stagionato ha un sufficiente grado di umidità al suo interno per continuare il processo di idratazione e di sviluppo della resistenza, per la stabilità dimensionale, resistenza ai cicli di gelo disgelo, all'abrasione e allo scartellamento.

Quando serve stagionare?

Molti progettisti ed esecutori ritengono erroneamente che le operazioni di stagionatura servano solamente per i getti orizzontali, e limitatamente ad alcune settimane estive particolarmente calde. Basta fare una semplice prova tecnica, misurando la differenza di resistenza fra un provino (cubetto) confezionato e maturato correttamente per 28 giorni e una carota dello stesso calcestruzzo presa in opera per rendersi conto dell'entità del problema. Si pensi solamente all'inutilità della prescrizione del copriferro se il calcestruzzo in opera si fessura a causa della mancata stagionatura per l'eccessiva fretta di rimuovere i casseri. La risposta è necessariamente: bisogna stagionare qualunque getto!

Quanto stagionare?

Affinché i livelli di sicurezza stabiliti dal calcolo, passino inalterati nella struttura finita, occorre che vengano prescritte e controllate le operazioni di posa in opera e stagionatura descritte puntualmente nella norma UNI EN 13670. La norma EN 13670 stabilisce 4 classi di stagionatura, in funzione della durata con cui si intende proteggere il getto di ciascun elemento strutturale, come da tabella di seguito riportata (Cfr. Buzziunicem.it). La classe di stagionatura deve essere scelta in funzione della classe di esposizione, del tipo di calcestruzzo, dei copriferri, delle condizioni climatiche e della dimensione degli elementi gettati. Il progettista deve definire la classe di stagionatura nelle "specifiche di messa in opera".

Dalla tabella si evince che se volgiamo ottenere il grado massimo di prestazioni (classe 4) , se siamo in inverno occorre prolungare le operazioni di stagionatura per almeno 3 settimane.

Il modo migliore di stagionare

E' senza dubbio quello di applicare Vetrofluid ® subito dopo le operazioni di scassero oppure Pavishield ® non appena finite le operazioni di frattazzatura sul pavimento. Entrambi sono degli ottimi agenti antievaporanti, spruzzati sulla superficie del calcestruzzo sono il metodo più semplice e sicuro di operare una prolungata stagionatura.

  • Rappresentano il metodo più ecologico e sostenibile;
  • I tempi di maturazione di tutti i getti sono in classe 4, sia d'estate che di inverno;
  • Consentono l'utilizzo di rivestimenti superficiali (linoleum, resine, malte, parquet, ecc...) senza dover essere rimossi;
  • Sono estremamente facili da applicare e completamente atossici;
  • Rimangono in profondità nel getto a protezione totale del calcestruzzo e dei ferri d'armatura. Impermeabilizzano e proteggono dai cicli di gelo/disgelo e dagli attacchi chimici.
  • Sono marcati CE secondo la UNI EN 1504-2 "Prodotti e sistemi per la protezione e la riparazione delle strutture di calcestruzzo".

Approfondimento: La Eco-Logica

eco-logica Edilterro Lago Maggiore

È noto che il processo di fabbricazione del calcestruzzo non è propriamente " ecologico". Il componente di base del calcestruzzo, il cemento Portland, prevede l'estrazione delle materie prime (silicati, argille, ecc...) che vengono poi essiccate e frantumate per produrre il klinker con enorme dispendio di energia.
Sfortunatamente questo processo di fabbricazione richiede altissime temperature per essicare completamente i componenti che formeranno il cemento Portland, e l'unico modo per ottenerle è utilizzare combustibile fossile che produce grandi quantità di anidride carbonica, mediamente 222Kg di CO 2 per ogni tonnellata di cemento prodotta ( Annual Review of Energy and Environment, Vol 26, 2001 ).
Nella fabbricazione del calcestruzzo, oltre alla produzione del cemento, bisogna considerare l'aspetto dell'escavazione degli aggregati (se tondi vengono dagli alvei dei torrenti con danni sensibili al sistema idro-geologico), l'aspetto del trasporto, quello dell'abbondante utilizzo di acqua, quello dello smaltimento: tutti questi sono contributi negativi all'impatto ambientale di questo materiale.
Può quindi il calcestruzzo diventare eco-sostenibile? Certo!
La chiave fondamentale è la durabilità, cioè per quanto tempo un'opera resta in servizio. Se a fronte di un impiego energetico e di una "impronta ecologica" così forte si ottenesse un'opera che dura centinaia di anni, allora il calcestruzzo diventerebbe l'unica alternativa sostenibile paragonata all'utilizzo della pietra (molto naturale ma che deve essere escavata, trasportata, ecc) piuttosto che di altri materiali.
Dal momento che i trattamenti protettivi lavorano per estendere il ciclo di vita del calcestruzzo, opponendosi a vari agenti degradanti e riducendo quindi significativamente l'esigenza di produrre nuovo calcestruzzo, devono essere tutti considerati come una famiglia di prodotti altamente ecosostenibili. Se poi il trattamento - come nel caso di Pavishield®  e Vetrofluid®  - sono completamente ecologici, allora la scelta ambientale è assolutamente vincente. La sfida moderna non è quindi quella di evitare l'utilizzo del calcestruzzo, ma quello di renderlo eco-sostenibile tramite oculate prescrizioni di durabilità e con l'utilizzo di Vetrofluid.

Approfondimento: i rivestimenti cementizi a basso spessore per la ricostruzione corticale

rivestimenti cementizi Edilterro Lago Maggiore

Lo scorrere del tempo e gli agenti atmosferici affliggono inesorabilmente il fondo delle nostre pavimentazioni, siano esse in calcestruzzo piuttosto che in conglomerato bituminoso, tanto che ad un certo punto si rendono necessari degli interventi volti al mantenimento della funzionalità della struttura.

Uno degli interventi possibili, in molte situazioni, si rivela essere quello del rivestimento cementizio volto al recupero superficiale della pavimentazione. Gli interventi di ripristino corticale sono detti di resurfacing e sono finalizzati al ripristino di una nuova superficie senza l'aggravio economico della demolizione.

E' necessaria un'attenta valutazione dei materiali, della progettazione e delle fasi di ricostituzione del rivestimento cementizio allo scopo di perseguire l'obiettivo dell'aumento della durata di vita della pavimentazione senza incorrere in costi elevati e in lunghe tempistiche di intervento che si avrebbero nel caso di un completo rifacimento dell'opera. In particolare, risulta importante la preparazione del fondo con la rimozione degli eventuali oli, grassi e agenti inquinanti, l'irruvidimento della superficie ove necessario, la riparazione delle eventuali crepe macroscopiche.

La vasta gamma di applicazioni rende il cementizio un materiale ideale per il rivestimento corticale di pavimentazioni esterne ed interne di unità industriali, artigianali, commerciali e abitative.

L'esperienza nel campo dell'interior design ci viene tramandata dagli Stati Uniti in particolare, principale utilizzatore al mondo di rivestimenti cementizi decorativi anche a bassissimo spessore (1-2 mm), applicabili potenzialmente a qualsiasi materiale, tra cui acciaio e legno. La scelta della granulometria più idonea al tipo di supporto, permette di ottenere finiture molto lisce e particolarmente apprezzate. è possibile creare una continuità tra pavimentazione interna ed esterna creando così un effetto visivo di pavimentazione continua.

Ecobeton Italy ha ricercato proprio negli USA queste speciali tipologie di rivestimento che coprono la gamma di spessori da 1 a 30 mm con resistenze a compressione dell'ordine dei 45 MPa. Il prodotto è presente sul mercato circa 2 anni con due diversi brand, Bond-Kote®  per l'esterno e MicroBond®  per l'interno, entrambi premiscelati in polvere a cui si aggiunge solamente acqua, creando così le particolari malte autoadesive, con la possibilità di eseguire sino ad oltre 300 diverse colorazioni, decorazioni stampate con infiniti effetti di sfumatura e disegni.

Bond-Kote® è utilizzato con successo in parcheggi, garage, pavimentazioni esterne, piazze, rampe di carico e banchine, magazzini e capannoni industriali, autostrade, ponti, marciapiedi, cordoli, piste di atterraggio elicotteri e murature. è un prodotto marcato CE secondo UNI EN 1504-2 Per il ripristino di spessori più consistenti, si utilizzano sabbie o aggregati di granulometria maggiori.
MicroBond® è utilizzato con successo per il rivestimento di mobili, oggetti, pareti, soffitti e persino impianti sanitari. Si tratta di un prodotto che può essere facilmente spatolato, ideale per qualsiasi rivestimento d'interno sia orizzontale che verticale.

L'esperienza ha dimostrato, per quanto riguarda l'applicazione del rivestimento su pavimentazione esistente in calcestruzzo, che l'impermeabilizzazione eseguita prima in profondità con Pavishield®  riesce ad assicurare in modo definitivo una barriera contro l'umidità di risalita, con effetto consolidante, antispolvero e con il conferimento di una maggiore resistenza alle aggressioni acide, solfatiche e saline.

Oggi la domanda di interventi con rivestimenti cementizi a basso spessore è in continuo aumento, grazie ad una serie di vantaggi che il sistema comporta ad esempio in rapporto all'impiego delle ben più note resine autolivellanti.

Fra i principali vantaggi dei rivestimenti cementizi elenchiamo:

  • la possibilità di lavorare con supporto umido (che diviene esigenza, visto l'impiego di cemento);
  • la composizione del materiale, a base di monocomponente atossico;
  • la resistenza (quella a compressione del materiale cementizio) che in questo caso tende ad aumentare nel tempo;
  • l'aspetto naturale;
  • la natura ecologica del cemento;
  • la resistenza all'attacco di sali e acidi corrosivi;
  • la versatilità e la possibilità di applicazione in senso sia orizzontale che verticale del rivestimento, lasciando ampio spazio creativo al progettista per la realizzazione di superfici innovative e uniche;
  • l'economicità dei materiali.


Il prodotto è applicato per mezzo di una spatola gommata (spingiacqua) o con frattazzo, in 2 mani. Il rivestimento cementizio va protetto nel tempo mediante l'utilizzo di speciali protettivi superficiali impregnanti che permettono facilità di pulizia, la preservazione del colore e brillantezza e il forte rallentamento di assorbimento di eventuali inquinanti (grasso, olio, acido citrico, caffè, liquidi in genere ecc.). Questi prodotti sono anch'essi commercializzati da Ecobeton con il nome Steinfix, e rappresentano un'alternativa sicura ai prodotti al solvente con alto contenuto di VOC (componenti organici volatili), non ingialliscono e presentano molti vantaggi tra cui la resistenza ai raggi UV e la resistenza chimica.

Approfondimento: la protezione del calcestruzzo negli impianti di Biogas

impianti biogas Edilterro Lago Maggiore
protezione calcestruzzo Edilterro Lago Maggiore
lavorazione calcestruzzo Edilterro Lago Maggiore

Il biogas è indicato dall'U.E. tra le fonti energetiche rinnovabili non fossili che porteranno ad una riduzione graduale dell'attuale stato di inquinamento dell'aria e quindi dell'effetto serra. I suoi primi impieghi risalgono agli anni '70 in Svizzera, Austria e Germania. Per il 2010 il Parlamento Europeo ha proposto per l'U.E. l'obiettivo che le fonti energetiche rinnovabili coprano il 15% dell'energia utilizzata.
Il biogas è una miscela di gas combustibili che si forma attraverso la fermentazione di sostanze organiche, in assenza di ossigeno, all'interno di particolari vasche denominate "digestori anaerobici". E' composta per il 50-70% da metano, per il 30-50% da anidride carbonica e da diversi altri gas in minime concentrazioni ed è in grado di apportare un grosso contributo alla produzione di energia elettrica e calorica.

Le matrici organiche possono avere varie origini, ad esempio:

  • scarti di molti settori dell'industria (industrie alimentari, della conservazione, della produzione e/o della lavorazione del vino e delle bevande, ecc.);
  • scarti prodotti in aziende agricole;
  • deiezioni animali provenienti da allevamenti;
  • raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani;
  • fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue civili;
  • pulizia dei piazzali adibiti a mercato ortofrutticolo ecc.

Il processo anaerobico avviene all'interno dei digestori, costruiti in calcestruzzo armato, riscaldati ad una temperatura di circa 40°C per un periodo di 60 giorni approssimativamente. L'apporto di materiale organico fermentescibile è costante e giornaliero, e l'impianto funziona per 365 giorni all'anno. Il biogas prodotto, deumidificato e lavato, viene convogliato in un apposito "polmone", che funge da serbatoio, da cui passa direttamente alla centrale di cogenerazione (produzione combinata di energia elettrica e termica). La biomassa, privata così del suo carico energetico e inquinante, riduce il proprio volume divenendo fango, soggetto a lenta e definitiva trasformazione in composti inorganici (mineralizzazione) per cui adatto all'utilizzo in agricoltura come fertilizzante.

Ecobeton si è interessata al particolare fenomeno di corrosione che interessa il calcestruzzo di cui sono costituiti i silos di raccolta delle sostanze organiche e le vasche dei digestori anaerobici. Dall'esperienza acquisita primariamente in Germania ed in Austria, abbiamo ad esempio potuto rilevare come dopo soli 4 anni, la superficie interna delle vasche nella parte superiore, se non opportunamente protetta, si corrode perdendo circa 3 cm di spessore, giungendo "al sasso". Il pH del liquame raccolto all'interno dei digestori è generalmente compreso tra 4,5 e 5.

Uno dei sistemi proposti dal mercato oggi, mira a salvaguardare in parte la struttura cementizia di cui sono composte le vasche, ad esempio mediante il rivestimento con una membrana di propilene (tarp) posto lungo la parte superiore esposta ai gas corrosivi contenenti composti dello zolfo (H2S in particolare).

La soluzione proposta da Ecobeton invece ha come obiettivo la protezione dell'intera struttura in calcestruzzo, dalla pavimentazione dei silos, alle pareti divisorie prefabbricate, alle vasche di raccolta e così via, mediante l'utilizzo di Evercrete Vetrofluid® . Nel caso specifico, questo prodotto, penetrando sino a 40 mm all'interno della matrice cementizia attraverso le porosità e vetrificando, se steso in opportuni dosaggi lungo la superficie da trattare, è in grado di conferire al supporto una straordinaria resistenza ad esempio all'attacco da parte di solfati, dell'acido lattico, dell'acido acetico, dell'acido cloridrico. L'esperienza ci mostra come le superfici trattate con Evercrete Vetrofluid®  dopo 4 anni risultano opacizzate o sbiancate in alcuni punti ma sono rimaste integre in quanto il prodotto impregna il manufatto formando un consistente strato protettivo. In aggiunta alle proprietà antiacido, Evercrete Vetrofluid® conferisce al calcestruzzo ottime caratteristiche di resistenza ai cicli gelo/disgelo (grazie all'impermeabilità all'acqua), blocca il fenomeno della carbonatazione dovuto all'ingresso nella matrice cementizia di anidride carbonica e umidità, consolida le superfici svolgendo un'azione antispolvero e antiusura permanente, evita la disidratazione del cemento mediante la creazione della spessa barriera vetrosa impermeabile. Alcuni produttori di elementi in calcestruzzo per in trattamento delle pareti delle vasche dei digestori, ad esempio Drössler GmbH Umwelttechnik di Siegen (D), utilizzano Evercrete Vetrofluid® direttamente nel loro ciclo di produzione. Tutto questo è possibile grazie all'utilizzo di un materiale perfettamente ecocompatibile, di origine completamente minerale, inodore, incolore, atossico, certificato per l'utilizzo a contatto con l'acqua potabile, marcato CE secondo la normativa UNI EN 1504-2 "Protezione e riparazione delle strutture in calcestruzzo".

Approfondimento: Pavimenti cementizi decorativi per interni: punti da considerare

getto elicotterato Edilterro Lago Maggiore
massetto con Bonding Agent Edilterro Lago Maggiore
spatolato cementizio Edilterro Lago Maggiore

Negli ultimi anni sta crescendo progressivamente la popolarità del “cemento” nelle pavimentazioni di interior design, sia in ambienti residenziali che commerciali. E' fondamentale fare chiarezza sia sulle aspettative a livello estetico che sulle procedure di corretta realizzazione, troppo spesso trascurate a favore di presunte esperienze decennali nel settore.

Quando si parla di interior design con il termine “cemento” si intende l'effetto estetico finale, tuttavia si può distinguere diverse tecniche di realizzazione:

  • getto pieno in calcestruzzo: la tecnica di realizzazione è simile a quella utilizzata nelle pavimentazioni industriali, la finitura può essere di tipo elicotterata oppure levigata (polished concrete) come nel terrazzo alla veneziana
  • Massetto a basso spessore: si realizza un massetto di 2-5 cm, con semina di aggregati nel caso di finitura levigata
  • Rivestimento cementizio: rivestimento a bassissimo spessore (1-2 mm) di malta cementizia. La finitura è spatolata, cioè realizzata a mano con la cazzuola americana. Una successiva carteggiatura può mettere in ulteriore evidenza la lavorazione.

Esempio 1: Punta Dogana a Venezia, getto elicotterato (e trattato con Pavishield)
Esempio 2: Massetto con Bonding Agent a Chiusaforte, elicotterato
Esempio 3: Spatolato Cementizio con Microbond

Crepe e fessurazioni

Il calcestruzzo può fessurare per varie ragioni, ne citiamo alcune di interesse:

  • durante le prime ore dal getto, per eccessiva evaporazione;
  • durante l'asciugatura/maturazione, cioè nelle prime settimane, a causa del ritiro igrometrico congenito nel calcestruzzo, oppure per fenomeni di curling; La deformazione della superficie (curling)
  • A causa di shock termici (differenza fra temperatura giorno/notte maggiore di 10-12 gradi);
  • A causa di tensioni indotte dalla struttura e/o flessioni del solaio;

Nonostante le fessurazioni possano essere nascoste da un tappeto, le prestazioni strutturali ne risultano compromesse. Anche i massetti a basso spessore possono soffrire di fessurazioni, sia per propria composizione / posa in opera che per riflesso delle fessurazioni sottostanti. I rivestimenti cementizi tecnicamente non possono fessurare, ma riflettono immediatamente ciascuna fessurazione del supporto sottostante: è chiaro quindi che nel caso di massetti a basso spessore e rivestimenti cementizi è fondamentale che il supporto sottostante sia già maturo, privo di fessurazioni e strutturalmente sano; è altrettanto importante riportare rigorosamente i giunti nel rivestimento applicato.

I fattori che incidono sulla formazione di tali crepe sono:

  • Posizionamento dei giunti e dimensioni delle lastre
    Lastre continue di pavimento più grandi di 4 m in ogni direzione, oppure di forma allungata, sono soggette alla formazione di fessurazioni. Per tenere sotto controllo la formazione di una crepa, piuttosto che lasciare che si sviluppi a caso, è consigliabile predisporre dei giunti per indurre la formazione della fessurazione lungo il giunto, mantenendo integro l'aspetto estetico. Una regola per calcolare il posizionamento dei giunti è: la dimensione massima dell'area dovrebbe limitarsi a 40 volte lo spessore della lastra del pavimento; ad esempio, per una lastra di spessore di 100 mm, 40x100= 4 m. Angoli rientranti dovrebbero essere evitati dove possibile, e giunti isolanti dovrebbero essere predisposti per isolare il pavimento da pareti, colonne o altri elementi di intrusione nelle lastre.
  • Riempimento dei giunti
    Nel caso sia presente il riscaldamento a pavimento, oppure a causa degli impianti di condizionamento i giunti possono espandersi o chiudersi, pertanto si raccomanda l'uso di un filler che sia flessibile per riempire i giunti.
  • Controllo delle fessurazioni
    Nei getti di calcestruzzo il ritiro e quindi le fessurazioni possono essere controllate o attraverso la rete metallica, opportunamente dimensionata e posizionata all'interno del getto oppure attraverso l'utilizzo di fibre disperse nell'impasto. La seconda tecnica è preferibile tranne che nel caso di finitura levigata. Nei massetti a basso spessore e nei rivestimenti cementizi viene talvolta utilizzata una retina detta “in fibra di vetro” o un tessuto per fare ponte nei giunti o nelle fessurazioni esistenti. Spessissimo si osservano degli errori in questo tipo di applicazioni con conseguenti difetti estetici o funzionali della pavimentazione.
  • Barriera al vapore
    agisce come strato di scorrimento, permettendo alla lastra di calcestruzzo di muoversi con una minima costrizione dalla base. La barriera dovrebbe essere posata il più possibile in maniera liscia: pieghe o grinze provocano costrizione e possono indurre fessurazioni.

1) Protezione della superficie.

Le superfici in calcestruzzo non sono impermeabili pertanto, nel tempo, potrebbero crearsi macchie permanenti. Sia nel residenziale che nel commerciale, si raccomanda di applicare un protettivo come Steinfix Plus  o GG Aquaseal  per bloccare la penetrazione di oli e sporcizia all'interno del cementizio. Si raccomanda un trattamento periodico per assicurare durabilità e lucentezza. - Superfici scivolose: l'applicazione di un protettivo high-gloss per proteggere e rafforzare la superficie decorativa potrebbe ridurne il grip, specialmente se il pavimento è bagnato. A questo si può rimediare mescolando un additivo antiscivolo nel sealer prima dell'applicazione.

2) Manutenzione

Sebbene i rivestimenti cementizi siano relativamente facili da mantenere, essi non sono esenti da manutenzione. Per la maggior parte delle applicazioni domestiche, caratterizzate da un leggero traffico e da una pulizia regolare, si richiede una manutenzione annuale. Generalmente, alcuni pavimenti richiedono una manutenzione ogni 1-5 anni, a seconda dell'uso. Nel commerciale, le pavimentazioni possono richiedere una rifinitura superficiale ogni 5 anni. L'utilizzo di Steinfix 60 come detergente quotidiano allunga notevolmente la durata dei protettivi superficiali e riduce drasticamente la necessità di protezione

3) Riassunto

I pavimenti in cemento vengono spesso erroneamente considerati economici da costruire. Il costo di una superficie decorativa può superare quello di un rivestimento a basso costo o dal prezzo medio, sebbene sia comunque una valida alternativa alla ceramica, all'ardesia e al marmo. L'aspettativa di durata di un rivestimento cementizio decorativo supera la maggior parte dei rivestimenti realizzati con altri materiali, ammortizzando così il suo costo iniziale. La fascia di prezzo per un rivestimento cementizio dal 2011 si aggira tra le 90 e le 200 euro a mq Sebbene non ci sia un minimo di dimensione per realizzare una superficie liscia, è necessario considerare che più l'area di lavoro è piccola, maggiori sono le difficoltà che si incontrano, in particolare per la finitura.

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